venerdì 5 dicembre 2014

Ne quid nimis

Il viaggio continua, e le scoperte non finiscono mai.
Quando ho iniziato a nutrirmi di sola frutta, ormai un anno e mezzo fa, mai avrei immaginato quanta strada ancora mi mancava da percorrere nel processo di (ri)scoperta della verità. Sono sicuro che neanche adesso sono in grado di immaginare ciò che mi aspetta nei prossimi mesi. Guardarsi indietro lascia sempre senza fiato (e se così non fosse, vuol dire che di strada non ne abbiamo fatta poi un granché).

Oltre ad essere cambiata la qualità del cibo, e con questo intendo anche l'esclusione i determinati frutti di cui vi ho già fatto partecipi, è cambiata anche la quantità di esso.
Premetto che ciò di cui parlerò fa parte del mio percorso e, al momento, non è per me ancora una tappa raggiunta. Predico bene e razzolo male? Si, al momento. Sono in evoluzione, come tutti noi, e so che, presto o tardi, riuscirò a superare gli ostacoli che al momento mi bloccano.

Se penso alla quantità di frutta che ingerivo un anno fa, in una giornata, mi viene da strabuzzare gli occhi. Ora, quella stessa quantità, mi basterebbe per un'intera settimana! Vero è che non risentivo particolarmente di quelle incredibili quantità e di quegli incredibili miscugli, sia nello stesso pasto, sia a digestione non completata del pasto precedente, di frutta. Venivo da ingenti abbuffate di pasta, pane, fritture, e chi più ne ha più ne metta...come potevo risentire della frutta? In confronto, era tutta manna dal cielo!
Ma i tempi cambiano, e il corpo si pulisce sempre di più. L'intestino si libera di chili e chili di arcaico materiale accumulato nel corso degli anni, e diventa più efficiente. Si dice che, se paragoniamo un intestino ad un campo da calcio, chi segue una dieta standard ha a disposizione la sola area del portiere per digerire tutto ciò che ingoia. Se a questo aggiungiamo che, solitamente, la sola frutta consumata arriva a marcire mentre aspetta che passino le varie portate che le sono precedute durante il pasto, abbiamo un triste quadro. Ma, tornando a me, da più di un anno gli spazzini lavorano duramente e ora il campo da calcio è un po' più pulito di prima. Il terreno può assorbire in maniera più completa ciò che passa sopra, e l'erba cresce più sana e nutrita.
Un grande passo in avanti l'ho notato quando ho abbandonato gli avocado e la frutta ortaggio. Mi portavano entrambi a mangiare troppo, lasciandomi poi sempre quella insoddisfatta voglia di dolce, a fine pasto.

Comunque, raccontare tutta la storia richiederebbe davvero troppo tempo, e salterei sicuramente troppe volte da un argomento all'altro, perdendomi nei cubicoli dei miei pensieri. Tanto vale venire al sodo e dirvi direttamente cosa e come mangio ultimamente.
In quanto a varietà, sto mangiando praticamente solo mele, pere, papaye e cachi.
Per quanto riguarda la quantità, sento sempre di più la necessità di mangiare solo ed esclusivamente quando ho fame. Ogni singolo grammo di cibo, ingerito semplicemente per gola, noia o qualsiasi altro motivo, è per me tossico. Sento che mi appesantisce la mente, il corpo e lo spirito. Quando mangio ascoltando il mio corpo, faccio un singolo pasto al giorno, più o meno verso la metà del dì, e non tocco altro fino al giorno successivo. Ho passato un breve periodo così, mangiando ad esempio due mele, o tre quattro pere, o altrettanti cachi, ed è stato un periodo incredibile. Mi sentivo leggero, pienamente soddisfatto, tranquillo e felice.
Quando non appesantiamo il nostro corpo oltre il dovuto, gli diamo la possibilità di disintossicarsi.
Oramai non ho mai fame la mattina. Anzi, se provo a mangiare una mela verso le dieci non riesco neanche a finirla. Ci sono stati anche giorni in cui, se avessi davvero dato retta al mio istinto, non avrei mangiato affatto.
Ne quid nimis, nulla di troppo. E' proprio così. Anche facendo un singolo pasto di mele al giorno, rischio di sentirmi pesante e scombussolato se mangio senza fame, o mangio oltre la sazietà.

Tra il dire e il fare, comunque, ci sono ancora molti litri d'acqua...e sì, continuo a mangiare per noia, gola e altri motivi. Il punto è che noi abbiamo sviluppato, sin da quando siamo nati, un attaccamento emotivo al cibo e all'atto di mangiare. Guardatevi intorno: la gente vive per mangiare. Me compreso, s'intende. Ho cambiato il "cosa" mangiare, l'oggetto della dipendenza, la figura a cui sono attaccato...ma rimango sempre dipendente, sempre attaccato.
Da quando siamo piccoli non facciamo che collegare il cibo ad ogni genere di occasione, piacevole o spiacevole che sia. I compleanni, le uscite con gli amici, i matrimoni, le inaugurazioni...si mangia sempre! E se il ragazzo ti pianta in asso? Vaschetta di gelato e passa la paura! Vai a vedere un film? Ascolti della musica? Nel frattempo sgranocchi dei popcorn e bevi qualcosa.
Vedete come tutto è legato al cibo? Ogni evento significativo della nostra vita ha a che fare con il cibo, prima o poi. E' chiaro che questo è un problema da risolvere, e questo non è facile.

Una cosa che mi ha aiutato molto, nel proseguire del mio percorso, è stato imparare l'importanza del mangiare in modo cosciente. In inglese suona meglio, e diventa conscious eating. Il concetto è questo: mangiare con piena consapevolezza. Prova a fare questo. La prossima volta che ti appresti a mangiare un qualunque pasto, prima di mangiare, prova a fermarti in silenzio. Penso che sia questo il vero motivo per il quale si è tramandata la tradizione della preghiera prima del pasto. Se ti turba l'idea di pregare, allora prova a meditare. Semplicemente siediti, in silenzio. Puoi chiudere gli occhi, se preferisci. Cerca di rimanere in silenzio, non solo con la bocca ma anche e soprattutto con la mente. Lascia che i tuoi pensieri scivolino via e rilassati. Anche due minuti in questo modo bastano.
Dopodiché, ringrazia per ciò che stai per mangiare, e mangia. Vedrai che mangerai più lentamente, masticando più accuratamente ogni boccone, e ti sazierai prima.
Quando l'ho fatto per la prima volta, sono rimasto sbalordito. Mi sono saziato con una singola pesca, quando io con le pesche non riesco a saziarmi se non ne mangio una decina o giù di lì.

Se mangiamo ditraendoci, per esempio guardando la tv o leggendo qualcosa, o anche semplicemente parlando con qualcuno o pensando a qualcosa che non riguarda il nostro pasto, finiamo inevitabilmente per mangiare troppo e male. E, a fine pasto, non siamo neanche soddisfatti. Certo...non gli abbiamo prestato attenzione!

Quando mangio il mio unico pasto giornaliero, mi basta a volta anche una singola mela per raggiungere la sazietà e la piena soddisfazione. Dopodiché ho tutto il pomeriggio per digerire. Anche andare a dormire a stomaco vuoto è un'esperienza incredibile. Il sonno è leggero, tranquillo, non interrotto per andare in bagno. Sono sicuro che, con il passare del tempo, aumenterebbe anche l'efficienza del sonno, sia a livello fisico che a livello mentale. Quando vado a dormire con lo stomaco completamente libero, la mattina dopo non ho affatto fame...anzi, a volte il primo appetito arriva verso le tre di pomeriggio! Sicuramente, continuando a mangiare così per lunghi periodi di tempo, e senza eccezioni, scoprirei molte verità che al momento si celano ai miei sensi. Spero di poterne parlare con voi in futuro.

Un altro argomento da affrontare è quello della espulsione. Quando mangio un pasto al giorno, lo butto fuori verso le prime ore del mattino della giornata successiva. Questo mi lascia stomaco e intestino completamente liberi di lavorare alla pulizia per molte ore. Dopo pochi giorni a questo regime, il muco torna a farsi sentire, e questo è inevitabile segnale che il corpo sta approfittando per andare ad un livello ancora più profondo di disintossicazione. Riguardo la disintossicazione, comunque, credo che scriverò qualcosa di dedicato in futuro, perché la confusione regna su questa desolata landa, nei reami di crudisti e fruttariani.

Questo è forse il post peggio scritto di tutto il blog, oggi sono un po' confusionario! Di cose da dire ce ne sarebbero moltissime, a riguardo. Comunque sicuramente tornerò a parlarne bene in qualche altra occasione.


Grazie del tuo tempo,

Andrea

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