giovedì 24 luglio 2014

Che cambia?

Capita, ogni tanto, che io sparisca per un po'. Succede all'improvviso, e senza un motivo apparente.
Chi ha a che fare con me lo sa, e lo mette in conto. Questa volta sono sparito dal blog.
Sperando che la latitanza sia davvero giunta al termine, mi piacerebbe raccontarvi le ultime novità della mia vita. Come sempre, non perché creda ciò sia importante di per sé, ma perché sono convinto che la condivisione di idee, percorsi e avvenimenti, tra le persone, sia molto importante al fine di crescere.

Siamo noi che scegliamo una delle possibili alternative, oppure è proprio la giusta alternativa che sceglie noi al momento giusto? Tante sono le possibili risposte, e io stesso, al momento, non so dirigermi con certezza verso una di. Sono certo però di questo: siamo, in ogni istante, chiamati alla Verità. Ma siamo noi a scegliere di seguirla o meno, o piuttosto esiste il momento giusto in cui farlo, e questo, inevitabilmente, accade?

Per quanto mi riguarda, io cambio sempre in un istante. Se sono davvero pronto, mi basta un attimo. Altrimenti, se baso i miei progressi sulla forza di volontà e sulla tenacia, non ottengo mai nulla, a volte nel breve termine, a volte nel lungo... Cos'è che fa scattare questo meccanismo, allora?
Ho notato che, quando baso le mie scelte su una motivazione etica, queste perdurano invariabilmente. Bada bene, non intendo capire una motivazione etica, ma piuttosto sentirla. E' profondamente diverso.

Quando decisi di diventare fruttariano, passai un mese abbondante nel tentennamento del cotto. Non riuscivo a passare più di due o tre giorni a sola frutta, e comunque i miei sforzi erano tesi a resistere alla voglia di mangiare cotto. Poi, un giorno, inaspettatamente, ecco che qualcosa è scattato in me. Cosa sia stato, non so dirlo di per certo. Fatto sta che da quel momento in poi non ho più toccato una sola cosa diversa da frutta, cruda o cotta che sia. La cosa bella è che ho fatto questo passo senza il minimo sforzo, con la massima spontaneità!
E' successa la medesima cosa poco tempo fa.

Avevo scoperto, attraverso colui il quale sarebbe poi diventato un mio carissimo amico, che i jainisti escludono, dalla frutta che mangiano, quella con semi indivisibili. Fichi, zucchine, cetrioli, per fare qualche esempio. Fu bello avere la prova che davvero non mi sentivo "arrivato", perché subito la cosa mi riempì di ammirazione e riflessioni.
Sono poi venuto a sapere che in realtà, a quanto pare, la motivazione di questa scelta è dettata, il più delle volte, dal fatto che questi frutti possono contenere, al loro interno, uova di insetti, depositate al momento dell'impollinazione, nel fiore.
Poco importa, comunque, perché io ho covato la grezza informazione così come l'avevo interpretata. Nella mia ottica, il semplice fatto che i semi, se entrano nel nostro apparato digerente, finiscono inevitabilmente in una fogna, bastava a scatenare in me profonde riflessioni.

L'idea è andata presto nel dimenticatoio, e lì è rimasta per un po' di tempo (il mio senso della cronologia...).
Mi riparavo dietro la mia etichetta di fruttariano, e lì mi sentivo al sicuro, al riparo da ogni critica.
Poi, un giorno, senza alcun preavviso, ecco che qualcosa scatta dentro di me. Questa volta una frase ha funzionato da catalizzatore: "Che cambia?". Già... Che cambia tra i semi di un pomodoro e mandorle, noci, pistacchi? Che cambia se poi, in fondo, moriranno entrambi? Certo, c'è una differenza nell'intenzione. Perché quantomeno, se mangio il frutto con i semi, ho intenzione nel cibarmi del frutto nel suo insieme, e non del seme in quanto tale.

Fatto sta che dopo aver ascoltato questa frase sono rimasto per un giorno e mezzo in uno stato di indefinita riflessione. Su tutto e su niente, e sicuramente non sui semi della frutta. E così, durante una passeggiatra, mi tornano in mente questi due diversi ricordi. Da un lato il senso di riflessione datomi dallo scoprire delle scelte, in quanto a frutta, dei jainisti. Dall'altro quel "Che cambia?". In un attimo decido: da quel momento in poi avrei escluso anche io la frutta con semi indivisibili dalla polpa. Unitamente a questo, avrei reso senza eccezioni quella che stava diventando una mia pratica quotidiana: conservare i semi della frutta che consumavo. Ma, a differenza di prima, avrei conservato tutti i semi in barattoli, aspettando di trovarmi in zone dove i prati non vengono periodicamente falciati, e le terre arate. Che cambia, se i semi li butto su un prato che verrà di sicuro raso, o nella spazzatura, o nel gabinetto?

Inizialmente, facendo un rapido ripasso della frutta adesso esclusa, mi sembrò che, apparentemente, avrei tolto di mezzo pochi frutti: pomodori, cetrioli, zucchine, fichi, kiwi, fragole more gelsi e altre bacche simili, dragonfruit, passionfruit e simili (come maracuja e fichi d'India, che peraltro avevo già escluso in passato per l'evidente volontà che il frutto aveva di non essere mangiato da noi). Tutto sommato, non una grande perdita, nonostante io abbia un passato da ghiottissimo divoratore di fichi, e attendessi il loro arrivo dall'estate scorsa!
Ma, come al solito, quando una scelta la sento dentro, non ho alcuna difficoltà a seguirla.

Passano un paio di giorni e arrivano anche i primi dilemmi. In seguito alle riflessioni che da questi sono scaturiti, sono arrivato ad escludere anche altri frutti. Mi piacerebbe spiegare il motivo di qualcuno di essi.
La banana. Così tante persone, quando dico loro che non mangio frutti con piccoli semi indivisibili, includono in questa lista la banana. Chiariamo una volta per tutte una cosa sulle banane: quelle coltivate da noi, a fini commerciali, sono sterili! Mi meraviglio di come tutti pensino che i semi della banana sono quei minuscoli puntini neri nel suo centro! No! Cercate su internet "banana seeds". Capirete che le banane, in natura, sono piene zeppe di semi. Non riusciremmo a mangiarle senza fracassarli tutti (con conseguente perdita da parte dell'albero e da parte nostra, perché il sapore peggiorerebbe di molto). Non a caso - come sempre in natura - le banane sono cibo per uccelli. Non per scimmie, come siamo abituati a vedere in televisione.
Tornando alla questione etica... Mi si dirà: ma allora che c'entrano le banane? Perché escluderle?
La risposta è questa. Mangiando un frutto, come ad esempio una mela o un'albicocca, stipulo un patto con l'albero dal quale mi sto cibando. Lui mi da nutrimento, io in cambio assicuro sopravvivenza alla sua prole (o, quanto meno, gli do una chance). Se mangio un fico, e poi butto tutti i suoi semi in un water, sto venendo meno alla mia parte. Mi prendo il nutrimento, il gusto, la soddisfazione...e non mi prendo cura dei semi. Allo stesso modo, se mangio una banana, e questa banana è inevitabilmente sterile (perché altrimenti non avrei potuto mangiarla, o almeno non con lo stesso gusto e la stessa comodità), come potrei mai adempiere alla mia parte di patto? Non sto forse derubando (attraverso l'ingegneria genetica) il lavoro di quell'albero? Che senso avrebbe per lui fare frutti senza semi? Dunque, via le banane!

Ho continuato a mangiare angurie e meloni per un po' di tempo, stando però attento a separare e conservare tutti, e dico tutti, i semi che contenevano. Già cominciavo a pensare che presto o tardi avrei escluso questi frutti per una questione di praticità e comodità, quando mi rendo conto di una verità che, curiosamente, avevo ignorato fino a quel momento: le piante che producono questi frutti, piantate negli orti di contadini e capannoni industriali, vengono poi puntualmente uccise ad ogni stagione conclusa. Stesso discorso valeva per tutti gli altri ortaggi che già avevo escluso. Quindi, via anche meloni e angurie!

Prima di escludere angurie e meloni avevo già tolto di mezzo un altro frutto dei quali semi solitamente si ignora: l'ananas. L'ananas è, come anche la fragola, la mora, il lampone, un'infruttescenza. Non un frutto, tecnicamente, ma un insieme di frutti. Deriva da un'infiorescenza, ed ogni "rombo" è un frutto a se stante. Ogni frutto contiene un seme. I semi di ananas sono piccoli e scuri, molto simili ai semi di kiwi, di pochissimo più grandi. Inoltre, l'ananas ha un segreto di cui poche persone sono a conoscenza: il ciuffo, che si usa gettare via, ha delle piccole radici pronte a svilupparsi! Attualmente sul mio balcone ci sono tre piante di ananas, e sono proprio tre ciuffi che hanno messo le radici nel terreno e si sono sviluppate in larghezza. Per poter mangiare un ananas, dunque, dovrei ogni volta aprire ogni singolo rombo, asciugare e conservare i semi...e piantare il ciuffo. Chiaramente, capirete che la soluzione più fattibile era un'altra: via l'ananas!

Più o meno contemporaneamente è venuto il momento di salutare anche gli agrumi. Molto molto spesso le arance sono sterili. Le clementine lo sono sempre. Per il resto, le altre arance e i limoni presentano un altro "problema": al momento di tagliarli per farne una spremuta, i semi finiscono inevitabilmente sulla traiettoria della lama. Volendo potrei mangiarne a spicchi, stando attento ad ogni seme, ma esperienza mi insegna da anni che ogni volta qualcuno ne masticherei comunque. Siccome non mi pesa affatto l'idea di rinunciare a questi frutti, che anzi spesso si sono rivelati non così positivi per la mia salute (soprattutto per gengive e denti), tanto vale escluderli completamente e togliersi il pensiero!

Ultimamente ho escluso anche uva e pesche (ad eccezione delle saturnine, le così dette pesche schiacciate). Le pesche perché molto molto spesso (più della metà dei casi) mi capitava di trovare il nocciolo, all'interno del frutto, spaccato. Il seme è quasi sempre marcio, o rinsecchito, o in via di rinsecchimento. Con le saturnine questo non accade, il nocciolo è molto più compatto.
Ho deciso invece di escludere l'uva in quanto non ritengo giusto che ogni volta che compro dell'uva, compro anche rami amputati. Molti definirebbero questa un'esagerazione, ma io ritengo che, se l'uva fosse mangiata esclusivamente da chi se ne ciberebbe in natura - ossia alcuni volatili - ogni acino maturo verrebbe staccato dal proprio alloggio, senza alcun bisogno di tagliare interi rami, per quanto piccoli. Di conseguenza, posso benissimo far a meno dell'uva, e così ho deciso di fare.

Sicuramente ho dimenticato qualcosa in questa breve lista, ma comunque questo è un processo in continua evoluzione, e certamente continuerà nel futuro.
Sono molto felice di questa inaspettata svolta, perché ho gradualmente portato ad una drastica diminuzione la possibilità di mischiare frutti su frutti (cosa che cominciava a diventare problematica per me). Allo stesso tempo, mi ha offerto la possibilità indolore di eliminare cibi che da tempo mi risultavano pesantissimi, come i pomodori e gli altri ortaggi, oltre che le banane.
Non so dove questa strada mi condurrà, ma ho la vaga sensazione che l'arrivo consista in ciò che realmente ci compete di mangiare...
Di ciò, con ogni probabilità, parlerò in un prossimo post.

Avevo in mente di continuare questo testo ben oltre l'alimentazione, perché volevo raccontarvi ciò che, come un fiume in piena, ha inondato la mia vita negli ultimi tempi. Ora però sento che è ora di concludere e rimandare questo argomento. Un accenno, però, vi è dovuto. Sempre parlando di libertà, ho notato altre catene che, silenziosamente come sempre, continuavano ad imprigionarmi. Ora mi sto divincolando da esse, e quanto prima vi spiegherò di cosa sto parlando questa volta...

Ognuno ha il suo percorso da percorrere, e ognuno deve comprendere da sé la Verità. Non è un attimo di completa illuminazione, o almeno non lo è stato per me e per chiunque altri io conosca. Piuttosto sono flash di luce. Attimi di consapevolezza in cui si capisce qualcosa di fondamentale. E, passo dopo passo, flash dopo flash, diventiamo consapevoli di chi siamo.
Non dovremmo dimenticare mai il fine ultimo - e il mezzo, tra l'altro - per cui siamo venuti al mondo.
L'Amore, e solo questo, dovrebbe muovere ogni nostro gesto, ogni nostro pensiero e ogni nostra parola.
Quando lasciamo entrare l'Amore nella nostra vita, scopriamo che ogni angolo buio diventa un luminoso momento di gioia. Quando troviamo il coraggio per affrontare la paura, scopriamo che l'Amore avrebbe già da sé dissolto ogni nostro timore, se noi non l'avessimo ostacolato.
Ciò che diamo, riceviamo. E questa, cari miei fratelli, è una verità più profonda e vera dell'oceano...

Andrea

Ps: sto considerando l'idea di cominciare a pubblicare qualche video, o in alternativa qualche audio. Soprattutto nei periodi in cui non ho molta voglia di scrivere, questa potrebbe essere una valida alternativa per continuare a diffondere il messaggio...

Aggiornamento [26/08/14]: da qualche giorno ho deciso di reintrodurre l'uva nella mia alimentazione. L'ho sempre maggiormente considerata la più "border-line" tra i frutti esclusi. Era l'unico non escluso perché il suo consumo, in un certo modo, uccide, ma piuttosto perché danneggia. Ne ho sentito il forte desiderio per due giorni, e ho capito che devo rimandare, per chissà quale motivo, la sua esclusione. La mia fermezza è cominciata a vacillare quando ho capito che, se escludo l'uva, allora a rigor di logica avrei dovuto escludere anche longan, litchies e altri frutti che invece, una volta immerso in un ambiente tropicale, so avrei consumato. Senza rancore né cocciutaggine, dunque, ho preso in considerazione la possibilità, e dopo una certa riflessione ho deciso di fare un passo indietro.
Per quanto riguarda le pesche, invece, chiedendo e informandomi in giro, sto imparando a conoscere le varietà che, come le saturnine, non rischiano il danneggiamento del seme se consumate da noi. La lista quindi si è allargata, per il momento, ma il principio è rimasto intatto.

1 commento:

  1. Hai mai sentito parlare di attivazione di semi che passano attraverso l' acidità dei succhi gastrici di un mammifero? CIAO.

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