venerdì 10 gennaio 2014

Mamma, perché quello non porta le scarpe?

Ebbene sì, queste sparizioni fanno parte del mio modo di fare!
Dopo un mese di assenza, torno a scrivere la mia sul web. E, per inaugurare il nuovo anno, ho scelto un argomento che - sorpresa! - non riguarda la frutta.
Oggi infatti vi parlerò di un nuovo percorso che ho intrapreso da qualche mese. Beh, percorso è proprio la parola giusta, quando si parla di scalzismo.
Ricorderete che, proprio nell'ultimo post del 2013 avevo accennato a questa pratica, ammettendo però che non avevo il coraggio di iniziare con l'inverno. Le cose sono cambiate, ed ora vi racconterò tutta la storia...

Il tutto è iniziato quando mi hanno detto di guardare un film (questo). Ad un certo punto, durante una festa molto elegante, spunta fuori un tizio che afferma di essere vegano e...scalzista. Ovviamente l'intento degli sceneggiatori era quello di far fare due risate al pubblico col fanatico di turno (tant'è vero che poi il vegano si avventerà sul padrone di casa per aver cucinato "i tre porcellini"...vabbè...) ma, come al solito, non tutto il male vien per nuocere: incuriosito, sono andato a cercare qualche ulteriore informazione sull'argomento.

Ho trovato, in particolare, questo video, che vi invito a guardare appena avete un'oretta e mezza di tempo. Tra i vari altri spunti interessanti, vi sengalo questo, soprattutto se avete bisogno di una conferma autorevole sulla faccenda.

Ad ogni modo, dopo aver guardato la conferenza, mi son convinto: voglio diventare scalzista!
Tra il dire e il fare, però... Perché non è poi così facile.
Inizialmente, siccome giravo ancora in infradito (è stato un settembre-ottobre molto caldo), è stato facile mettere in atto quell'alternanza a mio parere indispensabile per fare transizione. Dunque, uscivo di casa calzato, e ogni tanto camminavo a piedi nudi, per un breve tratto. Da premettere che sono sempre stato abituato a camminare scalzo in casa, in qualunque stagione. Farlo per strada, tuttavia, è ben diverso. Per due principali motivi: il dolore, e il pudore.
Per quanto riguarda il dolore, lasciate che vi dica il mio spassionato parere: camminare scalzi, per i primi tempi, è doloroso. Punto, nessuna scusa. E non c'è un modo di diventare scalzisti senza un po' di sofferenza iniziale. Come pretendete di far funzionare a dovere un organo che fin'ora è stato inibito? Un esempio usato dal ragazzo del primo video è stato per me illuminante: è come fasciarsi delle palette di plastica alle mani, e pretendere che, una volta liberate dopo trent'anni, queste sapranno ancora fare le mani! Diamine, quanta verità...
I piedi devono tornare a fare i piedi.
Per quanto sia dura all'inizio, i piedi devono capire qual'è il loro ruolo.
Sul pudore tornerò tra un po'...

Nella regione dove abito, come un po' in tutta la penisola, il freddo è arrivato insieme ad una pioggia da record. Continuare ad andare con le infradito era impensabile, e ho dovuto rassegnarmi a tirare fuori le scarpe. Così, la questione è rimasta sepolta per un mese buono. Un giorno, poi, preso dalla noia invernale, mi sono messo a cercare informazioni sulle huaraches. Se non le avete mai viste, ecco una foto. Sono ideali per chi si avvicina allo scalzismo, e sono utilizzate soprattutto per gli sportivi che preferiscono correre scalzi (o quasi). Questo tipo di sandalo, infatti, lascia lavorare completamente il piede, non alterandone la forma o il movimento naturale. Non sarà mai come correre o camminare davvero scalzi, ma questa è un'ottima alternativa.
Per realizzarle, ho speso meno di tre euro, e mi è avanzato molto materiale! Diciamo che con quattro euro si riesce a farne due paia. Vi propongo questa ottima guida divisa in tre parti. Per quanto riguarda la suola, io ho trovato ideale il pavimento di gomma a metro (questo, per intenderci).
Tempo di realizzazione: 20 minuti. Soddisfazione: molta.
La smania di provare la nuova realizzazione, poi, mi ha fatto fare le prime esperienze. Gelide, non c'è che dire, ma belle. La gomma impedisce il contatto diretto con le tante pietroline che si incontrano sulla strada, e così puoi camminare scalzo senza troppo dolore. Inizialmente il freddo è stato davvero una tortura. Ho poi cominciato a familiarizzare con la gente che, per strada, ti fissa i piedi.
Un conto è camminare scalzi, un conto è camminare quasi scalzi. Insomma: il pudore è un po' inferiore.
Capita poi una piccola disgrazia/benedizione. Ero stato a dormire a casa di amici, fuori dalla mia città, e le uniche calzature che avevo dietro erano proprio le huaraches, che usavo da tre o quattro giorni... Esco, diretto alla fermata dell'autobus che mi avrebbe riportato a casa. Dopo pochi passi, zac!, il foro di un sandalo si rompe, facendo saltare tutta l'allacciatura! Avevo previsto tale disgrazia, perché avevo praticato male il foro, e avevo fatto passare con troppa forza il cordino al suo interno. Non pensavo, tuttavia, di avere così poco tempo a disposizione. Pazienza, mi dico, camminerò scalzo! Nulla da ridire: all'inizio ero imbarazzato. Chi poi ti guarda e, appena un po' in lontananza, scoppia in una risata, non è d'aiuto...o forse si? Devo dire che mi sono bastati pochi metri per abituarmi alla sensazione, ma poi tutto è andato per il meglio.
Nello stesso giorno ho affrontato anche un'altra mia piccola antipatia: entrare in un supermercato, scalzo.
Da quel giorno, grazie alla mia pigrizia, non ho più sistemato le mie huaraches, che ora giacciono sepolte sotto chili di vecchia roba che non uso più. Ho indossato le scarpe in pochissime occasioni, nell'ultimo mese. Inizialmente, le mettevo se dovevo uscire la mattina presto. Quando però non l'ho fatto, una volta, ho capito che il freddo ha smesso di essere un grosso problema per i miei piedi. Da allora, ho messo le scarpe una sola volta: a Natale.
Benché nessuno della mia famiglia può definirsi cristiano, anche qui continua a praticarsi l'ipocrisia dei festeggiamenti natalizi. Ora, siccome la mia famiglia (intendo quella estesa, con zii, nonni e cugini) non sapeva ancora nulla di questa mia nuova "cosa", ho avuto la clemenza di non rovinare il Natale a tutti (ma soprattutto a me) presentandomi scalzo a casa dei parenti. Quando la sera sono tornato a casa, i piedi mi facevano un male insopportabile, come se avessero camminato per centinaia di chilometri! Quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e da allora cammino scalzo senza eccezioni.
Ho anche superato questo timore del giudizio parentale, e all'ultimo incontro con mia zia, mi sono presentato scalzo...finalmente!

Cosa è cambiato, da quando cammino scalzo?
Beh, tanto per cominciare, mi sento libero! Voi non potete immaginare cosa questo voglia dire, riguardo i vostri piedi. La sensazione di poter muovere le dita mentre si cammina. La capacità di percepire i differenti terreni sotto i vostri piedi. La bellezza di godere di un caldo pavimento, o di un fresco prato.
La mia capacità di sopportazione del freddo intenso, man mano che vado avanti, migliora visibilmente. Praticamente mi sto facendo tutto l'inverno con t-shirt e felpa, e questo per me è semplicemente fantastico.
Mi aspetto di vedere miglioramenti, nel lungo termine, per la mia schiena, che è al momento piuttosto malridotta. Negli ultimi giorni sto notando che i miei piedi, quando atterrano al suolo, mettono sempre meno peso sul tallone, così come dovrebbe essere. Inizialmente infatti ho avuto non poco dolore ai talloni, dopo un'intera giornata scalzo. Questo è dovuto al pessimo modo in cui impariamo a camminare, una volta indossate le scarpe: sbattendo il tallone.

Inutile dire che anche la mia resistenza ai suoli più ostili sta migliorando. Ancora ho qualche difficoltà quando l'asfalto è particolarmente scomodo, ma va sempre decisamente meglio. In ogni caso, vi terrò aggiornati...

Ultima dovuta considerazione: avete notato come, anche questa volta, dovremmo dare ascolto ai bambini? Si strappano di dosso, letteralmente, le scarpe. Perché usare la forza e rimettergliele, se stanno più comodi senza?
I bambini, poi, son quelli più genuinamente curiosi riguardo i miei piedi. Non mi guardano schifati, come la maggior parte degli "adulti". Mi guardano curiosi, e mi chiedono (più spesso, tramite i genitori), il perché della mia scelta. Una volta avuta la risposta, mi trattano semplicemente come una persona, non come una persona strana. Ci sono anche adulti più...adulti. Generalmente son quelli che non cercano di nascondere lo stupore. Mi guardano e, semplicemente, mi chiedono perché. E io sono felice quando lo fanno, perché stanno andando oltre, stanno chiedendo un punto di vista nuovo, stanno crescendo!
Mi è capitato anche un esilarante episodio, e nel raccontarvelo, vi saluto. Stavo gustando alcuni frutti appena comprati, ed ero seduto su un marciapiede rialzato di una via secondaria. Passano due signore che, inevitabilmente, mi guardano i piedi e smettono di parlare. Continuano a camminare, e girano l'angolo. Io continuo a mangiare, noncurante, quando vedo una delle due signore tornare indietro, e venire verso di me... Mi porge la mano e dentro ha...monetine! Guardo le monete, guardo lei, guardo le monete, guardo lei...

"Signora, io la ringrazio, ma guardi che non sono un sensatetto!"
"..."
"E' uno stile di vita...si chiama scalzismo!"
"..."
"..."
"Posso aiutarti?" e mi indica i piedi. Evidentemente non mi ero fatto capire.
"Signora, io ho le scarpe! Però decido di non metterle...è una scelta..."
"Ah...scusami... Non volevo offenderti!"
"Ma si figuri signora, anzi...è stato un bel gesto! Non c'è problema!"
E se ne va, continuando a fissarmi, un po' inorridita...

A presto gente!

Andrea

Aggiornamento del 19 aprile 2014: oggi ho sentito una bambina chiedere esattamente alla mamma così come nel titolo di questo post. Mi ha fatto molto sorridere, e mi ha ricordato bei momenti. Grazie.

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