domenica 8 dicembre 2013

I controllori sociali: come diventare schiavi di se stessi

"Now you get what you want, 
Do you want more?"
Questo è uno degli aspetti per me più affascinanti e tuttavia meno discussi del fruttarismo.
Mi è venuto lo spunto proprio in vista delle feste natalizie, simbolo indiscusso di un consumismo internazionalmente diffuso. Mi arriva un sms: "Ma tu cosa ne pensi dei regali di Natale?".

Ecco, cosa ne penso dei regali di Natale? Credo che siano uno degli stratagemmi studiati e maturati appositamente per indurci a comprare (e produrre) cose per lo più inutili o, comunque, superflue. Tutto il meccanismo è riposto al sicuro dalla nostra vista, in una bella scatola colorata e sgargiante, che porta il nome di tradizione
Semplice domanda: siamo obbligati a scambiarci dei regali a Natale?
La quasi totalità di voi risponderebbe immediatamente che no, non siamo affatto obbligati a farlo! Vero, ma falso. Perché sì, nessuno ci obbliga, ma qualcuno o qualcosa ci spinge a farlo. La tradizione.

La verità è che si può uscire dal gregge, ma al costo di subire pressioni, ricatti e minacce. Lo avete capito, non sto più parlando dei regali natalizi, ma dello stile di vita che decidiamo di condurre.
Quando diventai vegano, non avevo neanche mai sentito questo termine, e così come me anche per la maggior parte delle persone che frequentavo quotidianamente risultava una novità.
Per quanto già i vegetariani sappiano cosa voglia dire essere attaccati su tutti i fronti per la semplice e logica scelta di non mangiare cadaveri, non potranno mai mettersi realmente nei panni di un vegano che deve sentire, ogni singolo giorno "Già vegetariano ancora ancora lo capisco, e anzi lo rispetto pure! Ma vegano no...troppo estremista!". I vegani alla lettura ora staranno sicuramente sorridendo, perché sanno di cosa parlo.
Eppure, cari i miei vegani, così come i vegetariani non sanno cosa voglia dire essere nei vostri panni, ahimé, voi non avete neanche la più pallida immagine di come possa essere la pressione che un fruttariano deve sentire ogni giorno dal mondo che lo circonda!
Così anche io, da fruttariano, credo di non poter immaginare la posizione di un respirariano a riguardo.

La pressione sociale viene effettuata ogni giorno da tutti noi. Più siamo conformi alla tradizione, più compiamo pressione sociale. Così si tiene unito un gregge: eleggendo tutti i suoi membri a controllori sociali. Un'occhiata alla fermata dell'autobus al tizio senza scarpe, una risata di scherno se qualcuno parla di amore e rispetto per la vita, mille sono le inconsapevoli tecniche dei controllori sociali ma cinque, a mio avviso, sono le possibili risposte.

  1. Isolarsi dal mondo, preferendo la solitudine alle critiche.
  2. Armarsi di informazioni ed argomentazioni, per rispondere ad ogni possibile critica. Io ho fatto così nei mio periodo di veganesimo. A dirla tutta, ero convinto che fosse quasi un obbligo, da parte dei vegani, l'atto di informarsi approfonditamente su tutte le questioni inerenti alimentazione, etica ed alternative di vita. Se un medico ti "informa" sulle tue possibili carenze di ferro, tu devi sapergli rispondere in modo corretto, preciso e completo. Ora ho cambiato parzialmente idea, e questo lo devo al fruttarismo, unica alimentazione che ti permette di abbandonare tutte le insane scomposizioni (in)organiche dei cibi. Ho fede nel mio istinto e nell'interminabile saggezza del mio corpo. Ho dunque optato definitivamente per la terza possibile risposta: 
  3. sforzarsi di rianimare l'istinto di chi ci critica, sepolto sotto cumuli di (dis)informazione deleteria.
  4. Fare dei compromessi. 
  5. Tornare alle vecchie abitudini.
Gola a parte, credo sia questo il motivo per il quale così tanti vegetariani tornano indietro o, più spesso, mangiano pesce. "Ah, sei vegetariano? Ma il pesce lo mangi, sì?" "Ehm...sì sì, il pesce ovviamente sì!"
Questo spiega perché qualche vegano (fortunatamente pochi) crede di potersi definire ancora tale se ogni tanto "sgarra".
Questo, infine, spiega (parzialmente) perché qualche fruttariano (ahimé, la maggior parte) dice di concedersi ogni tanto qualcosa che non sia frutta, sfociando persino nel cotto o, aberrazione pura, nei prodotti di origine animale. Non ricordo dove su internet, ma ho recentemente letto l'intervento di un fruttariano che chiedeva agli altri suoi amici fruttariani se per le feste si sarebbero concessi panettone e spumante.

Personalmente, da vegano non ho mai (almeno intenzionalmente) mangiato prodotti animali. E da fruttariano, da quando ho smesso di fare deviazioni dalla frutta, ho trovato la pace.
Trovo che la coerenza sia la chiave, quando si tratta di fare da esempio agli altri. Concedere un piccolo passo indietro significa regalare campo a chi è pronto a urlare "Visto? Te l'avevo detto! Avevi torto!", anche quando quest'attacco si presenta sotto la proverbiale forma di una pacca sulla spalla.
Quando dicevo di mangiare solo frutta ma di concedermi, ogni tanto, qualcosa di cotto, sentivo negli "Aaah!" della gente il mio fallimento. Sentivo di perdere credibilità, di ammettere silenziosamente che no, non è possibile confinarsi alla sola frutta.
Da quando ho smesso di fare eccezioni (vi racconterò come è successo) la mia coerenza è salita, e con essa il mio potere d'influenza. Ora non ottengo più gli "Aaah!". Ora dimostro finalmente che è possibile vivere diversamente, senza cedere il passo alla tentazione di finti cibi che puntualmente finivano con il farmi stare male. Risultato? In soli cinque mesi sono già almeno una decina le persone che conosco e che hanno cominciato a mangiare molta più frutta. Due di queste hanno la meta del fruttarismo.

Sono convinto che anche da soli, come individui, possiamo fare molto. Oltre che nei confronti di se stesso, ognuno genera un'influenza anche nei confronti di tutte le persone che lo circondano. Mi spingo ancora più in là, affermando che ogni singolo individuo può contribuire alla progressione dell'umanità. Ne parlerò più approfonditamente in un altro post.

Quando la mia famiglia si è preoccupata per me e per la mia salute, nel momento in cui ho comunicato a tutti la mia scelta, vivere di frutta, non li ho mai biasimati. Capisco, capisco perfettamente la loro preoccupazione. Capisco che hanno paura. Hanno paura perché sono stati terrorizzati dai "rischi di malnutrizione" con i quali tanti medici e non si riempiono la bocca tutti i giorni. Hanno paura perché è la paura, il vero motore dell'economia. Anche di questo, parlerò in futuro.

Mi è capitato di parlare con persone che, dopo la solita discussione su cosa sia o meno adeguato introdurre nella propria bocca, hanno detto "Sì, in effetti ha senso... Sai cosa? Lo farei anche io...ma poi al ristorante che ti prendi? E al pub la sera? No no...non fa per me!" o ancora "Lo farei anche io sai? Ma poi chi lo spiega a mia mamma/nonna/moglie? Quella/o mi uccide!". Vedete di cosa parlo?
Sembra quasi che, a stare bene facendo la giusta scelta, si stia attaccando qualcuno! (in effetti, si attacca il sistema economico-terroristico che ci domina)
Non conto più le volte in cui mi hanno dato del violento estremista fanatico. Eppure, questo è il ruolo che ognuno di noi dovrebbe avere, secondo chi guadagna dal mantenimento dello status quo: controllare che nessuno esca mai dalla normalità.
Se interpretiamo la parola normalità nel senso statistico del termine, allora sì, è normale bere alcool, mangiare pasta, carne e latticini, assumere medicinali al minimo disagio ecc ecc. Ma, domanda: cosa succederebbe se decidessimo di mettere un fiocco fucsia in testa a tutti gli orsi del mondo, ad eccezione di tre esemplari? Chi sarebbe normale? Credo che nessuno avrebbe il coraggio di dire che un orso con un fiocco fucsia in testa sia normale. Qual'è il punto?

Normale è un individuo che fa ciò per cui la natura lo ha destinato.

Un orso non è stato fatto per indossare fiocchi fucsia, così come un essere umano non è stato fatto per cucinare, andare in pizzeria o al pub...

L'argomento è lungi dall'essere stato affrontato in modo esaustivo, ma per il momento posso dirmi soddisfatto. Concludo con un consiglio: resistete. Resistete alla pressione sociale. Lo so, è terribile a volte sentirsi criticati in ogni momento della giornata. Eppure, prima o poi, passerà. Le persone si abitueranno alla vostra scelta, e cominceranno a capirne i motivi. Qualcuno si avvicinerà persino al modello di pensiero e azione che proponete. Ma solo e solamente se agirete con amore e comprensione.
Mai cedere alla tentazione di arrabbiarsi. Se accade, cercate di comprendere i motivi per i quali avete agito così, e correggete il vostro atteggiamento.
Agite sempre con amore, e cercate di capire che anche voi, prima di cambiare, avreste reagito come chi ora vi sta criticando. E sicuramente l'avete già fatto!
Siamo tutti schiavi di un sistema di bugie messo in piedi al fine di allontanarci dalla nostra natura non-violenta e, dunque, anti-economica. Spiegate le vostre motivazioni, quando siete criticati. Mantenete il sorriso e vedrete che, presto, i frutti del vostro amore nasceranno.

"Now: what you get? 
Want more? Want more?"

Andrea

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